Archivio per la categoria ‘for me’

Ogni cosa ha una fine….

Pubblicato: 30 aprile 2010 in for me, Musica, Poesia
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Oggi, 6 novembre 2014 dopo più di 4 anni torno qui e scopro che Py non è cambiata molto.
Riscriverei tutto, forse un pochino meglio…non è passata neppure la voglia di poesia…

Dedicata al mio Blog



…rimane la voglia di poesia

Sorriso


a quelli che non ci sono più
e a quelli che pur essendoci,
stanno
ai margini,
lasciando la st
essa sensazione di “senso”
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio – c’è

Un senso di te

Pedro Salinas

Pubblicato: 13 marzo 2010 in for me, Poesia




Aspetto,
passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove
non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio
stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa
novità,
ritornare un’altra volta,
ripetere mai uguale
quello
stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò
sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle,
immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali,
né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove
sono stato con te
si va solo con te, attraverso te

dedicato a tutti coloro che aspettano (invano) che il passato torni….



…e mi viene da ridere…

Pubblicato: 11 marzo 2010 in for me, Musica

 

 

 

 

 

 

Non c’è…quando

Pubblicato: 6 marzo 2010 in for me, Poesia


Non
esiste la consapevolezza di sè,

quando questa si scontra con l’altrui
incoscienza…

 


4 marzo e 7 febbraio

Pubblicato: 4 marzo 2010 in for me
 
 
Ho due figlie Chiara e Lara
nate una lo stesso giorno di nascita di Lucio Dalla
 l’altra lo stesso giorno che ha dato il via a Vasco….
 vorrà dire qualcosa?
 
Sorriso
 
 
auguri Chiara
 
 
 
tu…sei dentro di me…così come allora
 
 
 

Sognami….

Pubblicato: 22 febbraio 2010 in for me, Musica

questo video mette allegria….
questo pezzo mi piace da impazzire….

Guccini

Pubblicato: 9 febbraio 2010 in for me, Musica
Venite pure avanti poeti sgangherati
inutili cantanti di giorni sciagurati
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza (…)
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna (…)

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti
venite portaborse, ruffiani e mezze calze
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto
del qualunquismo un’arte (…)

Venite gente vuota facciamola finita
voi preti che vendete a tutti un’altra vita;
se c’è come voi dite un Dio dell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
le verità cercate per terra da maiali
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali (…)
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco…
e al fin della licenza io non perdono e tocco…

IL RITORNO DI LILITH

Pubblicato: 30 gennaio 2010 in for me, Poesia, sfoghi personali

Gatti selvatici si incontreranno con iene,

i satiri si chiameranno l’un l’altro
ci farà sosta anche Lilith
e vi troverà tranquilla dimora

(Isaia 34,14)


Io sono Lilith, la dea delle due notti che torna dall’esilio

La leggenda narra che che fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa
Mi nutro del mio corpo perchè non mi si creda affamata
nulla mi soddisfa, nulla mi sazia, ed ecco che ritorno per essere la regina degli smarriti nel mondo.
Io sono Lilith, il segreto delle dita che insistono
Io sono Lilith e ritorno dal mio esilio per ereditare la morte della madre che ho generato

(non ho peccato abbastanza)

L’alba del 1 gennaio 2010

Pubblicato: 1 gennaio 2010 in for me

E’ l’alba del 1 gennaio 2010, l’inizio di un nuovo decennio.
Le strade sono deserte, una nebbiolina rende tutti i contorni indefiniti. Mi godo questa assenza di traffico e rumori. Tutto sembra fermo, immobile, mentre guido verso l’ospedale.

Qui il parcheggio è quasi al completo, qui non si è festeggiato nulla stanotte e quell’albero di Natale a metà corsia, nel reparto di medicina, fa sorridere di amarezza.
Lungo il corridoio, le porte aperte sembrano fauci che ingoiano lamenti e visi scavati con la bocca aperta verso il soffitto.
Dall’ultima camera, la numero 11 arrivano urla animalesche emesse da una donnina…invoca la madre.
Nella camera numero 9 c’è lei, ha un nome Maria Rosaria. Ha 72 ani. Il suo volto è simile a quelli intravisti all’ingresso in reparto.
La donna che urla ora ripete infinite volte come una cantilena stridente: perchè…perchè…
Il suo eco arriva forte e si allinea a me….perchè?

Sorrido a mia madre che neanche mi riconosce, le rinfresco il corpo ormai ossuto, il seno che ricordavo così florido e ora è solo un’appendice pendula.
Sto attenta, ho paura di romperla, la cambio, la pettino, cerco di farla mangiare…sembra il gioco assurdo di una bambina adulta con una bambola di pezza la cui testa ciondola continuamente.

Mi siedo, posso solo guardarla ora e stare attenta ad ogni suo movimento o respiro.

Nel letto a fianco giace una piccola signora di 90 anni, sempre sola che continuamente cerca la mia attenzione. Le regalo carezze e sorrisi. Mi bacia la mano e i miei occhi si riempiono di lacrime. Mi parla del figlio che fa solo brevi apparizioni. Mi chiede se so dov’è. La sua solitudine mi fa salire un senso di rabbia.

Vanno e vengono infermiere con flebo e pasticche che mia madre non ingoia neanche più.
Mi affaccio alla finestra perennemente chiusa a chiave. Potessi aprirla e fare entrare un pò di aria fresca!
Fuori c’è una Lugo spopolata, luccicante di pioggia e insonnolita. Immagino l’interno delle case e i letti con corpi caldi che riposano dopo i festeggiamenti della notte…penso a mio marito che ancora dorme e che ha passato la notte in una sala d’apetto qui, con la sua settimana enigmistica.

Lei mi chiama, mi giro, ma già è tornata nel suo strano sonno. La osservo,  noto meravigliata il suo mento riconoscendo quello di mia figlia.
Ecco da chi ha preso quel “barbetto” leggermente a punta. Me ne accorgo solo ora che le sue ossa sono quasi esposte.

10 giorni fa era ancora la mamma scomoda, la mamma rompi che aveva sempre bisogno di dire, di lamentarsi per ogni sciocchezza, di chiedere a me, la primogenita, di risolvere i suoi problemi e quelli degli altri, pretendendo la risoluzione.
10 giorni fa stava benino. Ora….è un corpo dolente senza più dignità.

Posso solo stare a guardare…..mentre la donna che urla ripete ora, infinite volte: basta…basta…per poi aggiungere il suoi mamma e i suoi perchè.

Non riesco più a toccare, guardo e ascolto come attraverso un vetro. Sento il caldo e il freddo delle situazioni. Provo pena per me e per i miei pensieri, e, mentre urge la voglia di piangere su una bara, scrivo e piango frantumando quel vetro.

Il mio nome sussurrato, mi alzo dalla sedia.
Buon Anno mamma.
Occhi appannati si aprono un attimo e capisco la sua paura, il suo non aver capito che oggi è l’alba del 1 gennaio 2010.